Gli inferni quotidiani e Thomas Mann
Posted by Endeavour | 30/01/2012

Raffaele La Capria (fonte: Il Corriere della Sera)

Rientri a casa dopo una serata come le altre, sei stato al ristorante con gli amici a parlare di questo e di quello senza entusiasmo e direi con rassegnazione, ripetendo e commentando col solito scetticismo le notizie lette sul giornale o ascoltate alla televisione; chiudi la porta di casa alle tue spalle e ritrovi la tua casa come un rifugio, il gatto dorme sul divano, dagli scaffali i libri dai dorsi colorati dormono anch’essi per lo più esposti e non letti, tu sprofondi nella poltrona colto da improvvisa stanchezza, stanchezza di tutto e soprattutto dei tuoi super-ottanta, anche se ben portati, e all’improvviso, fievole nella tua mente come una lampadina, s’accende una parola chiave:insensatezza.

Già, ti vien da pensare, perché è tutto così insensato? Come un’insegna gigantesca nel grigio cielo italiano campeggia la parola. Perché tutto ti appare sotto questa luce scialba? I discorsi che hai sentito, le parole che leggi. E ahimè, quelle che vorresti scrivere per il tuo giornale e che da un pezzo non scrivi perché ti sembrano anch’esse insensate.

Nemmeno la sintassi più ti risponde, e non sai allineare una parola dopo l’altra perché se non c’è connessione in te e fuori di te, nella società cui appartieni, non ci può essere neppure connessione grammaticale, e senso alcuno, da nessuna parte. Cos’è, depressione? O che altro? L’insensatezza si è impadronita delle nostre vite, dei nostri pensieri, delle nostre giornate e del tempo che passa, insensatamente. Vincerla è un dovere, non tuo soltanto: non c’è altra via d’uscita. Ma come si fa? Da quando si è passati dal dialogo possibile al battibecco automatico, da quando la contrapposizione inutile si è imposta, in Italia regna il silenzio. Un silenzio “assordante”, come si usa dire, assordante davvero per le tante voci che si levano e s’incrociano e si sovrappongono e ci arrivano furiose creando confusione e inconcludenza, le voci del nostro infernetto quotidiano:

Diverse lingue, orribili favelle,
Parole di dolore, accenti d’ira
Voci alte e fioche, e suon di man con elle.

L’opinione è forte e il pensiero è debole, e non solo lì, in tivù, ma dovunque. Sto descrivendo uno stato d’animo, quello che tante volte ci assale quando, dopo una serata deludente, ci ritiriamo a casa. Ma da dove arriva questo stato d’animo? È legittimo? Ci arriva solo dalle cattive notizie di questi giorni di crisi? No, non solo. L’ho trovato descritto meglio e con le parole giuste a pagina 47 de La montagna magica di Thomas Mann, ora ritradotto da Renata Colorni: “L’essere umano non vive solo la sua vita di singolo individuo, bensì consciamente o inconsciamente anche quella della sua epoca e dei suoi contemporanei (…). Ma se l’impersonale intorno a lui, l’epoca stessa in cui vive, ad onta di tutta la sua esteriore alacrità, rinuncia in fondo alle speranze e alle prospettive, se in segreto gli si mostra disperata, disillusa, sgomenta, e alla domanda posta consciamente o inconsciamente, ma pur sempre, in qualche modo, posta, intorno al senso ultimo, sovrapersonale, incondizionato di ogni sforzo e attività, risponde solo con un vacuo silenzio, ecco che allora, proprio quando si tratta degli uomini più probi, sarà quasi inevitabile che questo stato di cose sortisca un certo effetto paralizzante che, a cominciare dalla vita psichica e dal senso morale, può estendersi fino alla componente fisica e organica dell’individuo”.

Per far fronte a tutto questo, sempre secondo Mann, occorrono “una solitudine e un’intransigenza morali quali si incontrano di rado, essendo proprie delle nature eroiche”. Riportando tutto questo alla situazione attuale, tre condizioni ci affliggono, incastrate l’una nell’altra come matriosche: l’infelicità oggettiva derivante dalla crisi e dalla globale disperazione di tante popolazioni del mondo; infelicità italiana derivante dallo stato dell’economia e della divisione politica che rende incerto il futuro del nostro Paese; infelicità personale, che non manca mai, soprattutto oggi, per le tante difficoltà che ogni famiglia quotidianamente deve affrontare. Non è facile sostenere tutto questo, ma dobbiamo saperlo per avere la capacità e la forza di superarlo. Abbiamo superato ben altro durante la guerra, e anche questa è una guerra.

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