Gruppo Roncaglia ingaggia il futuro al Big Bang Data.
Posted by Gruppo Roncaglia | 21/03/2016

Un evento innovativo come il Big Bang Data, alla Somerset House di Londra, offre gli spunti migliori per creare nuovi prodotti per la comunicazione e noi ci stiamo già lavorando, perché innovare non è un vezzo ma il modo più efficace per ottenere risultati importanti e distinguersi dalla concorrenza.

Le attività online, sommate alla proliferazione di sensori e smart device, ci stanno portando in un nuovo capitolo dell’era digitale. Questo lo scenario analizzato da un pugno di artisti, designer e innovatori nella mostra Big Bang Data.
Mossi dalla costante voglia di innovazione, siamo andati a visitare questa esposizione per comprendere meglio il fenomeno e le sue potenzialità che inevitabilmente influenzeranno anche, e soprattutto, la comunicazione in tutte le sue forme.

Si tratta di un fenomeno che sta radicalmente influenzando tutto quello che facciamo: è un nuovo Big Bang, di dati. E siccome “engage the future” non è solo il nostro motto, siamo andati a scoprirlo con i nostri occhi. Anzi, con quelli di Riccardo De Angelis, Senior Digital Art Director, e quello che segue è il suo reportage.

“Con un allestimento e un percorso impeccabili, la mostra dà fin dall’inizio la consapevolezza della fisicità di questi dati attraverso un video (Internet Machine di Timo Arnall, https://vimeo.com/95044197) e una raccolta di cartoline (From Secret to Monument, José Luis da Vincente) che mi portano all’interno dei data center che ospitano queste informazioni, tra stanze pervase dal ronzio di migliaia di hard disk. Sono monumenti contemporanei in luoghi desolati, collegati da una rete sotterranea di cavi e onde elettromagnetiche, lo chiamano Cloud ma mai una metafora fu più ingannevole di questa.

Proseguendo, le opere e i progetti mostrano alcune delle potenzialità offerte dall’analisi e dalla visualizzazione dei dati. Un esempio brillante, e datato 1854, rivela come attraverso la mappatura dei decessi durante l’ennesima epidemia di colera a Londra il dottor John Snow intuì che il mezzo di diffusione del virus non fosse l’aria, come comunemente creduto, ma l’acqua.

E ancora, “World Processor” di Ingo Gunther ci mostra attraverso una serie di mappamondi e infografiche una raccolta di dati su questioni politiche, sociali ed economiche. Il risultato è di quelli che ti fa dire WOW e allo stesso tempo ti tiene incollato a ogni dettaglio per comprenderne appieno il significato e ragionare sulle sue implicazioni.

“Unaffordable Country” è un progetto del Guardian che ha creato uno strumento di data visualisation per illustrare ai cittadini britannici dove, in base al proprio salario, sia più accessibile l’acquisto di una casa. Per realizzarlo sono stati analizzati 19.6 milioni di transazioni restituendoci una lettura chiara e sconcertante: il 91% delle residenze di Inghilterra e Scozia sono oltre le possibilità di coloro che percepiscono il salario medio di queste nazioni. Di fronte a un dato del genere la politica è chiamata a fare le sue mosse.

Altro capitolo fondamentale è quello dei real-time data, ovvero di quella mole di informazioni che viene raccolta e distribuita istantaneamente. Ad oggi il numero di device e software coinvolti è in crescita esponenziale e ci dà un’opportunità unica: analizzare e visualizzare le cose appena accadono e quindi reagire all’istante.

L’Internet degli oggetti ne è il più grande esempio: una rete di sensori dislocati ovunque condivide un eterogeneo panorama di dati. Thingful.net è un motore di ricerca dedicato a questi oggetti che raccolgono informazioni da tutto il mondo e in real-time su trasporti, energia, salute, ambiente e molto altro ancora.

Dell’analisi dei real-time data lo studio Tekja di Londra ha fatto la sua missione, obiettivo: trasformare le informazioni in conoscenza. “London Data Stream” è un’opera di analisi del sentiment della città attraverso il monitoraggio di Tweet, foto pubblicate su Instagram e dati provenienti dai sistemi di trasporto, evidenziando la forza dei real-time data e rivelando narrative intime sul vissuto quotidiano dei cittadini londinesi.

Infine, il data modelling come strumento immaginifico per generare previsioni accurate sul futuro della città basate sui cambiamenti che i sensori registrano oggi. Smart cities che in un certo senso si auto diagnosticano e ci propongono un range di possibilità in funzione dei risultati che vorremmo ottenere. “London 2036” del centro di innovazione urbana “Future Cities Catapult” è un’istallazione che dà ad ognuno il comando della città, tramite un questionario su temi politici, civici e sulle nostre opinioni personali (al quale rispondiamo tramite una console degna della migliore scenografia Sci-Fi d’autore). Le nostre scelte vengono elaborate e alla fine ecco come sarebbe Londra nelle tue mani, nel mio caso “..hai generato una differenza molto marcata rispetto alla città per come la conosciamo oggi” e andando avanti scopro che “Londra nel 2036 sotto la mia guida sarà un posto prosperoso, dove quasi tutti avranno una casa ma dove gli spazi per i settori industriali inizieranno a scarseggiare”.

Dopo cinque ore in questo universo parallelo di dati, ho una visione più profonda di quello che mi circonda: l’immancabile telecamera di controllo, la ragazza che chatta camminando in fretta e bevendo il suo caffè da passeggio, il bip continuo al passaggio nei tornelli della metro. Tutto finisce altrove e si deposita in un hard disk da qualche parte sotto terra, andando ad arricchire un tesoro inestimabile, ma solo per chi saprà interpretarlo.

Mentre bevo il mio di caffè, cerco di raccogliere le idee e mi chiedo come tutto ciò possa influenzare il mondo della comunicazione.

Da Art Director la prima cosa che mi viene in mente è l’oggettiva bellezza dei dati che sta sia nell’estetica in cui si presentano prima dell’elaborazione sia nelle infinite possibilità di visualizzazione. L’arte generativa usando queste informazioni come sorgente può creare texture d’impatto aggiungendo un ingrediente prezioso all’art work: il significato.

E ancora, l’IOT diventa uno strumento di engagement senza precedenti grazie al quale il messaggio pubblicitario esce dal web e, magari sotto forma di installazione interattiva, stimola contenuti organici per i brand e restituisce una comunicazione più efficace, perché basata sull’esperienza.”

E se le campagne di comunicazione dei brand fossero un’oculata e accattivante forma di raccolta dati sulla quale basare parte della produzione futura?

La risposta è nelle nostre mani, e in quelle dei nostri clienti.

Alcuni dei nostri clienti