La razionalità della creatività
Posted by Endeavour | 30/01/2012

Fausto Nieddu, Executive Creative Director

All’indomani delle manifestazioni di premiazione dei premi NC Awards e Mediastars in cui l’agenzia del Gruppo, la Roncaglia & Wijkander ha ritirato ben 17 riconoscimenti, è probabilmente, tra un festeggiamento e l’altro, doveroso fare il punto sulla creatività in comunicazione.

Tutti continuano a parlarne, operatori, addetti ai lavori, clienti, creativi stessi, ma in pochi la praticano, rimandandola sempre a momenti meno difficili, con l’alibi della crisi, spauracchio contro le idee.
Invece è proprio nei momenti di crisi in cui la differenza la può fare la creatività: quando non ci sono i soldi sono le idee che devono emergere.

Se ci pensiamo un po’, è quasi matematico: se gli investimenti sono pochi, l’unico modo di differenziarsi, di farsi notare, è scegliere una creatività che schizzi fuori dagli schermi, dalle pagine, che aggredisca le orecchie passando attraverso gli apparecchi radio, che costringa il dito a cliccare sul web o sui device mobili. Eppure non sempre è così, come se invece la creatività fosse una distrazione rispetto agli obiettivi da raggiungere e non un valore aggiunto.
Tra l’altro, in un momento in cui la rivoluzione del web ha prodotto una nuova generazione di consumatori più maturi, abituati al confronto, esigenti, informati, per i quali la vecchia idea che “non capiscono” non vale più, anzi.

Come far vincere dunque la creatività? Ricette non ce ne sono, ammettendo di avere sempre una grande idea creativa, l’importante è che non sia mai fine a se stessa, noi siamo molto rigidi in questo. Chiediamo a noi stessi un qualcosa in più: che sia creativa, che sia diversa da tutte le idee viste prima e che sia giusta.
Ecco allora una risorsa che, superando l’atavica diffidenza dei creativi, corre in aiuto proprio alla creatività: la misurabilità. Da creativo è difficile dirlo, ma sono le ricerche che oggi possono affiancarci nel convincere i clienti più diffidenti, portando numeri a sostegno anche delle creatività all’apparenza più coraggiose.

Il Gruppo Roncaglia ha da tempo intrapreso questa strada, costituendo Hypatia, una società di ricerche moderna e creativa anch’essa, la sesta società del Gruppo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: campagne che fanno vendere, ma che vincono premi di cui siamo contentissimi sia noi che i nostri clienti.
È la strada giusta? Ci piace credere di sì, la vogliamo migliorare, perfezionare. Fa parte della trasformazione che sta avendo il nostro lavoro di comunicatori ancor prima di pubblicitari. È anche la trasformazione di noi creativi. Chissà, forse questa sarà l’epoca dei “creativi razionali”.

Alcuni dei nostri clienti